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A SCUOLA DI SICUREZZA

22 Gennaio 2018

2008-2018. Nell’anno appena cominciato si celebra il decimo compleanno del Decreto Legislativo n. 81, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro. Un testo più volte revisionato, in continua evoluzione come il settore di cui si occupa. Un impianto normativo che deve essere, necessariamente, duttile perché il lavoro si evolve sulla scia dell’introduzione di nuove tecnologie. Cambiano gli strumenti, cambiano i macchinari, cambia il modo di eseguire un lavoro. Nuovi lavori nascono ed altri sono in via di estinzione. Di questo continuo fermento fanno parte anche i dispositivi di sicurezza sul lavoro, sempre più sofisticati, sempre più attenti al connubio tra sicurezza e benessere.
“Il lavoro costituisce il cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Repubblica ed è un diritto del lavoratore e un dovere della società che vengano rispettate ed applicate le norme sulla sicurezza. In questi dieci anni nella prevenzione degli incidenti e nel supporto agli infortunati sul lavoro sono stati fatti passi avanti, ma resta ancora molto da fare per far sì che la sicurezza venga considerata essa stessa un volano che contribuisce allo sviluppo”. Sono le parole utilizzate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando, il 5 dicembre scorso, ha ricordato le vittime dell’incendio nell'acciaieria della Thyssenkrupp a Torino. Era il 2007. Un anno prima dell’entrata in vigore del Testo Unico.
Ancora una volta il Presidente ha dimostrato la sua grande sensibilità nei confronti dell’argomento “sicurezza sul lavoro”. Il Decreto 81 è un passaggio fondamentale nell’impegno dello Stato per la tutela della salute dei lavoratori. Ma da sola, la legge non basta. E’ necessario che venga rispettata da tutti. Anche un solo individuo che dovesse agire fuori norma potrebbe essere un potenziale fattore di rischio. Per se stesso e per gli altri. Anche se dovessi mettermi in macchina, allacciare le cinture, guidare nei limiti di legge e rispettando il codice, sarei in pericolo se sulla mia strada dovessi incrociare qualcuno che si è messo al volante dopo aver esagerato con gli alcolici.
L’obiettivo zero infortuni è un traguardo difficile da raggiungere. Sul limite dell’impossibile se ogni singolo individuo non contribuisce con il proprio senso di responsabilità. E dove possiamo acquisire questa responsabilità? Nelle agenzie educative: famiglia e scuola. Ancora oggi, però, la sicurezza sul lavoro è oggetto di iniziative sporadiche, di concorsi e premi. Non è un tema istituzionalizzato. Nemmeno nelle scuole superiori. Le stesse che dovrebbero preparare i loro ragazzi ad affacciarsi al mondo del lavoro.
“Ci vogliono giovani preparati, formati, coscienti del rischio insito di per sé in ogni attività lavorativa. Soltanto con questa azione educativa è possibile attenuare – e in prospettiva debellare – il fenomeno degli incidenti sul lavoro che oggi è endemico”, scrive Flaminio Galli Direttore Generale di Indire.
Il Decreto Legislativo 81 del 2008 ha tanti meriti, ma “non delinea in maniera netta e univoca chi deve occuparsi di questa formazione culturale nelle scuole”, aggiunge Galli.
Il 2018 è il momento storico ideale per la scuola italiana per appropriarsi di una disciplina come la sicurezza sul lavoro. La riforma degli istituti professionali, voluta dalla Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, è l’occasione da non perdere; 11 indirizzi di studio (5 in più), un percorso mirato all’alternanza studio-lavoro dal secondo anno, la possibilità di ricorrere ad esperti del mondo del lavoro e delle professioni. E’ questo il piano nel quale deve essere inserita una formazione ad hoc sulla sicurezza che deve essere il risultato di una collaborazione tra Ministero dell’Istruzione, Ministero della Salute, Ministero del Lavoro, INAIL, ASL, Vigili del Fuoco e forze di Polizia.
E la formazione deve essere continua. Deve continuare a casa. Deve continuare ovunque e in qualunque momento se ne abbia l’occasione. Tutti siamo responsabili di qualcuno. Di chiunque incontriamo. Potenzialmente di tutti. Se siamo tra chi indossa il casco prima di mettersi a lavoro non lo nascondiamo. Non temiamo di essere derisi. Portiamolo con orgoglio e spieghiamo perché lo facciamo. Parliamone. Anche in questo modo si diffonde la cultura della sicurezza sul lavoro. Non teniamo per noi stessi le buone pratiche che abbiamo imparato ad osservare. “La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”, parola del filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer.